CONTRO L’INVECCHIAMENTO DELL’ORGANISMO

L’ACIDO IALURONICO CI PUO’ AIUTARE A VIVERE MEGLIO – utile anche come anti righe

 

ACIDO IALURONICO 

per cosa viene usato in  medicina ?

  • chirurgia oftalmica, per la produzione di lacrime artificiali
  • soluzione viscoelastica nella chirurgia della cataratta
  • l’applicazione di acido ialuronico stimola la formazione di tessuto cicatriziale
  • trattamento di ustioni di secondo e terzo grado
  • reumatologia e ortopedia ecc … leggi più sotto.

L’ ACIDO IALURONICO protegge inoltre l’organismo da virus e batteri; un amico prezioso non solo per la pelle e la chirurgia estetica, ma anche per la cataratta, problemi articolari, cicatrizzazione dei tessuti, nel caso di ferite, ulcere, membrane timpaniche forate, afte e stomatiti, trattamento di ustioni di secondo e terzo grado, in campo urologico, ginecologico, cistiti..ecc.

PELLE PIU’ IDRATATA, ARTICOLAZIONI MEGLIO FUNZIONANTI ECC..

1. COS’E’ L’ACIDOIALURONICO ?

Una molecola chiave per i nostri tessuti

  • L’acido ialuronico è una lunga molecola che esiste naturalmente nell’organismo umano, oltre che negli animali e in alcuni batteri.
  • Nel nostro corpo viene prodotto da cellule chiamate fibroblasti (e da altre popolazioni cellulari. es. sinoviociti) allo scopo di
  • proteggere e idratare i tessuti, dando loro turgore e plasticità.

Si trova in grandi concentrazioni nel derma, tessuto connettivo della pelle, ma

  • è presente anche nell’umor vitreo dell’occhio, nei tendini, nel liquido sinoviale che riempie le cavità articolari, nelle pareti aortiche e nel cordone ombelicale.
  • Con il tempo, la quantità di acido ialuronico presente nell’organismo tende a diminuire, generando fenomeni come l’invecchiamento cutaneo, la perdita di plasticità e compattezza della pelle e la comparsa delle rughe, oltre a possibili problemi alle articolazioni e una diminuzione generale di elasticità dei tessuti.

2. COME FUNZIONA

Una spugna idratante e protettiva

Per le sue caratteristiche chimico-fisiche, l’acido ialuronico

  • ha un alto potere idratante. 

Dal punto di vista chimico viene classificato come un glicosaminoglicano (GAG): la molecola, infatti, è formata dal ripetersi di lunghe sequenze di due zuccheri semplici, l’acido glucuronico e la N-acetilglucosamina.

  • Ne risulta una molecola lineare, flessibile e altamente polare, con un elevato grado di solubilità in acqua.

Ed è proprio grazie alla sua struttura molecolare che

  • l’acido ialuronico si comporta come una spugna, in grado di assorbire, trattenere saldamente e rilasciare grandi quantità di acqua in base al fabbisogno locale.
    Componente essenziale, insieme a collagene e fibre elastiche della cosiddetta “matrice extracellulare” (ECM – Extra Cellular Matrix) del derma,
  • garantisce il giusto grado di umidità alla pelle.

Oltre alla capacità di legare l’acqua, questa preziosa macromolecola agisce come lubrificante ed è

  • in grado di assorbire gli urti all’interno delle parti mobili del corpo umano come le articolazioni. Ha una funzione importante nel trasporto delle sostanze nutritive.
  • Protegge inoltre l’organismo da virus e batteri: le molecole di acido ialuronico, grazie alla loro lunghezza e all’alto potere di idratazione, si organizzano nel derma in una struttura di tipo reticolare che, oltre a dare tono e forma al tessuto,
  • costituisce un filtro contro la diffusione di sostanze potenzialmente tossiche. Ha anche
  • importanti proprietà anti- infiammatorie e cicatrizzanti, favorendo la produzione di nuovo collagene e i processi di riparazione tissutale.

COME E QUANDO SI USA

Un amico prezioso non solo per la pelle e la chirurgia estetica, ma anche per la cataratta, problemi articolari, cicatrizzazione dei tessuti., membrane timpaniche forate, come afte e stomatiti, trattamento di ustioni di secondo e terzo grado, aiuta a risolvere anche gravi problemi dell’apparato respiratorio..

Oggi, quando si parla di acido ialuronico, lo si associa immediatamente 

  • alle più avanzate terapie antirughe e alle nuove frontiere della dermoestetica.

Senza dubbio le proprietà anti-age di questa molecola hanno portato una piccola, grande rivoluzione in campo estetico.

Ma attenzione; i risultati non sempre sono soddisfacenti, soprattutto nel lungo termine !!!

  • I filler di acido ialuronico permettono infatti di affrontare quasi tutti gli inestetismi,
  • dal rimodellare gli zigomi, al restituire turgore e idratazione a viso, mani e décolleté, fino all’aumentare il volume delle labbra.

Con il grande vantaggio di

  • una sostanza biocompatibile, già prodotta dal nostro organismo, che in soggetti in buona salute ha rischi e controindicazioni praticamente nulli.

Ma forse non tutti sanno che l’acido ialuronico trova

  • numerose ed efficaci applicazioni in molti altri ambiti medici e terapeutici.
    Nella chirurgia oftalmica, per la produzione di lacrime artificiali nel trattamento della sindrome dell’occhio secco e
  • come soluzione viscoelastica nella chirurgia della cataratta. Nella chirurgia otologica come rigenerante delle
  • membrane timpaniche forate: l’applicazione di acido ialuronico stimola la formazione di tessuto cicatriziale. Anche nelle
  • infiammazioni e lesioni ulcerose della bocca, come afte e stomatiti, o nel
  • trattamento di ustioni di secondo e terzo grado, esistono terapie che si avvalgono delle proprietà riparatrici di questa molecola.

In reumatologia ed ortopedia l’acido ialuronico viene utilizzato come terapia intra-articolare, non solo come lubrificante del liquido sinoviale, ma anche per il suo ruolo protettivo dei tessuti, limitando la penetrazione di radicali liberi ed enzimi proteolitici.

  • In campo urologico, infine, l’acido ialuronico in sinergia con altre sostanze svolge una 
  • importante funzione antinfiammatoria e riparatrice nei confronti dell’epitelio vescicale (urotelio).
  • Nel caso di ferite, ulcere e ustioni, questa molecola si rivela particolarmente efficace nell’accelerare e favorire il processo di cicatrizzazione e riparazione dei tessuti.

Acido ialuronico e apparato respiratorio

L’acido ialuronico è universalmente riconosciuto come il principale componente molecolare della matrice extracellulare. Nell’apparato respiratorio è sintetizzato dai fibroblasti del rinofaringe e dell’interstizio polmonare, dalle ghiandole della sottomucosa tracheo-bronchiale, e dalle goblet cell dell’epitelio di rivestimento che lo addizionano al muco che riveste e protegge le vie respiratorie. Grazie a questa sua distribuzione,

  • l’acido ialuronico svolge un ruolo centrale nella fisiologia respiratoria intervenendo in molteplici meccanismi omeostatici.

L’acido ialuronico

  • somministrato per via aerosolica penetra rapidamente e si integra nell’ interstizio polmonare
  • prevenendo la diffusione delle macromolecole e regolando la migrazine delle popolazioni cellulari che intervengono nelle reazioni flogistiche. La sua elevata idrofilia consente inoltre di idratare l’intero albero respiratorio facilitando
  • la rimozione di cataboliti ed allergeni. Grazie alla sua capacità di integrarsi nella componente glicoproteica che riveste la mucosa pre-respiratoria
  • interviene nella regolazione della clearance muco ciliare interferendo con potenziali fattori perturbanti allergenici o infiammatori, ambientali o endogeni.

L’Acido Ialuronico in Urologia e Uroginecologia

LA RICERCA IBSA E LE DISFUNZIONI DELL’UROTELIO

In ambito urologico e uro-ginecologico la ricerca IBSA ha raggiunto risultati d’eccellenza, con la realizzazione e il brevetto esclusivo di un importante dispositivo medico per la cura delle disfunzioni dell’urotelio. L’Italia, in particolare, è stato il primo Paese al mondo ad adottare questo dispositivo

  • per i pazienti che soffrono di patologie riconducibili a queste disfunzioni.

L’UROTELIO, TRANSDUTTORE DI SEGNALI

Gli epiteli sono membrane semipermeabili capaci di svolgere un’importante funzione: selezionare le molecole da neutralizzare e quelle da assorbire per essere utilizzate dall’organismo. L’epitelio è quindi il primo elemento di un sistema integrato (Sensory Web) che regola il funzionamento di tutto l’organo a cui appartiene.

L’urotelio, che riveste tutto l’apparato urinario, risulta essere il più “differenziato” fra tutti gli epiteli: infatti, ha il compito di selezionare, sintetizzare, rilasciare molecole e, soprattutto, trasformare impulsi meccanici in segnali chimici. E’ un “transduttore” di segnali.

Le caratteristiche principali che l’urotelio conferisce alla mucosa che riveste l’intero apparato urinario sono l’impermeabilità e la distensibilità. La perdita di tali funzioni come conseguenza di una “lesione” dello stesso sono causa di diverse patologie urologiche.

DISFUNZIONI UROTELIALI. DALLA MODIFICAZIONE DEL COATING ALLA CISTITE

Quando l’alterazione di una o più funzioni in senso qualitativo e/o quantitativo, sia per eccesso che per difetto, interessa l’urotelio, quest’ultimo non è più in grado di svolgere la sua normale attività fisiologica. Si determina, così, un anomalo funzionamento del “sensory web”.

Le modificazioni del coating sono in grado di compromettere l’intera funzionalità dell’urotelio. Si hanno significative variazioni a carico delle glicoproteine e dei proteoglicani e si evidenzia una marcata riduzione dei GAGs e della quasi totalità delle componenti molecolari del coating.

Il collasso strutturale al quale va incontro il coating è riconducibile alla perdita dei proteoglicani.
I GAGs non riescono più a integrarsi nel coating per la mancanza di fondamentali strutture capaci di legarli: in primis le HB-EGF.

 Le uroplachine (proteine deputate al controllo della permeabilità) si disassemblano rendendo l’urotelio permeabile.

La perdita del coating e, di conseguenza, della barriera apicale innesca il meccanismo di distruzione della totalità delle barriere di protezione, con conseguente passaggio di sostanze nocive, tossiche ed allergizzanti.

Gli stimoli meccanici di origine uroteliale vengono trasformati in anomali segnali distorti che interferiscono con la rete neuro-sensoriale: le contrazioni non sono più ritmiche e sequenziali ed è così che insorge la chiara sintomatologia della cistite contraddistinta da frequenza minzionale aumentata, urgenza minzionale e dolore, causato dall’attivazione delle fibre C, non attive in un contesto fisiologico.

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3 L’ACIDO IALURONICO DI IBSA

La molecola utilizzata nei prodotti IBSA risponde ad un elevato standard di qualità che ne permette l’utilizzo sia in ambito farmaceutico che dermoestetico.
Questa tipologia di acido ialuronico viene infatti prodotta in un moderno impianto biotecnologico presso Altergon Italia attraverso un processo a piu’ fasi che, partendo dalla fermentazione batterica ed attraverso stadi intermedi di filtrazione e purificazione, arriva all’ottenimento di un prodotto finito altamente purificato.

Grazie all’utilizzo di un sistema produttivo di tipo biofermentativo, l’acido ialuronico di IBSA

è privo dunque di contaminazioni di prodotti di derivazione animale, eliminando un possibile rischio allergico e/o di trasmissione di agenti patogeni (es. virus, prioni).

4 CARATTERISTICHE E PRODUZIONE DELL’ACIDO IALURONICO IBSA:

ALTERGON ITALIA
Nel 2005 IBSA stringe una partnership con Altergon Italia per la produzione di acido ialuronico. Con sede a Morra De Santis (Avellino), Altergon Italia nasce nel 2000 da Altergon SA, fondata in Svizzera con la mission di sviluppare formulazioni farmacologiche innovative e nuovi principi attivi per uso farmaceutico.

Grazie ad un’intensa attività di ricerca e sviluppo, in Altergon Italia è attualmente in funzione un impianto innovativo dedicato alla produzione di acido ialuronico attraverso un processo a piu’ fasi che, partendo dalla fermentazione batterica ed attraverso stadi intermedi di filtrazione e purificazione, arriva all’ottenimento di un prodotto finito altamente purificato per uso farmaceutico e dermoestetico.

E’ proprio l’utilizzo di questa tipologia di acido ialuronico a garantire l’elevato standard qualitativo e l’elevata tollerabilità dei prodotti IBSA.

In Altergon inoltre è presente un moderno impianto di produzione di cerotti medicati.

INVECCHIAMENTO CUTANEO

La nostra pelle è soggetta a due distinti tipi di invecchiamento: l’invecchiamento intrinseco, detto anche cronoinvecchiamento, e quello estrinseco, ovvero il fotoinvecchiamento.

Il cronoinvecchiamento è un processo continuo e naturale che inizia intorno ai 25 anni di età: in questo periodo la produzione di collagene, di elastina e acido ialuronico rallenta; il ricambio cellulare diventa meno rapido, lo spessore dello strato corneo aumenta. Tutto ciò porta alla comparsa dei classici segni dell’invecchiamento: rughe, linee di espressione, perdita di idratazione, di tono e di elasticità. La velocità con cui il cronoinvecchiamento diventa visibile è legata al proprio patrimonio genetico; in alcuni soggetti la pelle si segna prima, in altri rughe e segni di espressione sono visibili solo più avanti. Questo processo “naturale” può essere accelerato e/o aggravato da una serie di fattori esterni, quali le radiazioni ultraviolette, il fumo da sigaretta (attivo o passivo), lo stress, i trattamenti cosmetici scorretti: tutti questi fattori costituiscono il cosiddetto fotoinvecchiamento.

Ma cosa succede davvero all’interno del nostro “organo barriera” con il passare del tempo?
La pelle è composta essenzialmente da tre strati: l’epidermide, il derma e lo strato sottocutaneo. Ogni strato contiene tessuto connettivo composto da fibre di collagene che forniscono sostegno all’intero organo e fibre di elastina che conferiscono flessibilità. Con l’invecchiamento, l’epidermide si assottiglia e la pelle tende ad apparire più sottile, pallida e traslucida. Questo processo è anche causa delle cosiddette “macchie cutanee”, che compaiono spesso sulle zone molto esposte, come il viso e il dorso delle mani, e che peggiorano con un’esposizione al sole scorretta e prolungata. Le modificazioni che avvengono all’interno del tessuto connettivo riducono anche la robustezza e l’elasticità della pelle: questo processo è noto come elastosi. Anche in questo caso, è evidente come gli effetti del cronoinvecchiamento e del fotoinvecchiamento si sommino per accelerare la comparsa dei segni dell’invecchiamento.

I RADICALI LIBERI
Nel processo di invecchiamento un ruolo importante è svolto dall’aumento nella produzione di radicali liberi, il cosiddetto “stress ossidativo”. Quando le cellule del nostro corpo producono energia, si formano delle molecole ossigenate instabili come sottoprodotto della normale funzionalità cellulare. Queste sostanze, note come radicali liberi, contengono atomi di ossigeno con un solo elettrone (ossigeno radicale) e per questo sono molto instabili e tendono a legarsi ad altre molecole nel corpo provocando dei danni strutturali al DNA, alle proteine e alle membrane cellulari.

Alcune abitudini di vita scorretta, come l’esposizione agli ultravioletti e il fumo, in particolare, accelerano questo processo. Il nostro organismo ha sviluppato una serie di meccanismi di difesa per minimizzare tali danni ed eventualmente ripararli, grazie a sostanze antiossidanti di tipo endogeno, ovvero sostanze che vengono sintetizzate dall’organismo stesso: tra questi, catalasi, superossido dismutasi e glutatione. Altri tipi di antiossidanti possono essere assunti con l’alimentazione, al fine di attivare sistemi biologici di riparazione e di detossificazione:

–vitamina A, C ed E, acido lipoico, coenzima Q-10, carotenoidi, acidi grassi, polifenoli – come i picnogenoli. Spesso, però,

-la nostra dieta quotidiana è carente di queste sostanze: ecco perché l’uso di determinati integratori alimentari a base di antiossidanti, soprattutto quando il processo di invecchiamento mostra segni visibili, è particolarmente indicato per contrastare il processo degenerativo endogeno, stimolare il turnover cellulare e ripristinare elasticità, tono e idratazione della pelle.

Solo un approccio anti-aging combinato, che unisca una corretta igiene di vita a un’integrazione nutrizionale e all’uso di preparati topici e/o intradermici, è in grado infatti di restituire alla pelle la sua naturale bellezza.

IL RUOLO DELL’ACIDO IALURONICO NELLA RICERCA ANTI-AGING

L’acido ialuronico è un componente fondamentale dei tessuti connettivi e oggi è la sostanza principe delle ricerche “anti-aging”. Il suo compito è quello di idratare, lubrificare ed elasticizzare la pelle, mantenere la forma dei tessuti e irrobustirne il tono.

Idratazione, turgidità, plasticità e tutte le particolari proprietà del derma sono quindi influenzate dal suo ruolo determinante, come anche la protezione nei confronti dei radicali liberi con azione antiossidante di tipo scavenger, la neosintesi di collagene e altre importanti attività biologiche.

Gli studi mostrano come l’acido ialuronico decresca significativamente con l’età e come questo impoverimento provochi rughe e inestetismi cutanei, come la perdita di tono e di elasticità.

LA PROPOSTA DI TRATTAMENTO IBSA

L’esperienza consolidata del gruppo IBSA nella produzione di acido ialuronico ha portato alla realizzazione di una linea dermoestetica che si contraddistingue per l’elevato standard qualitativo e l’elevata tollerabilità.

Le formulazioni offerte si basano sul sistema “HydroliftTM Action”, l’innovativo ed esclusivo approccio terapeutico mirato alla prevenzione e cura della diminuizione fisiologica di acido ialuronico nella cute, favorendo la ripresa della sua funzionalità e restituendole idratazione, elasticità e tono. Un approccio che supporta maggiormente il concetto della “cura della ruga” rispetto a quello prettamente estetico del “riempimento della ruga”.

HydroliftTM Action” è espressione dell’azione sinergica dell’effetto bio-rigenerativo e meccanico di sollevamento della depressione cutanea da parte dell’HA, grazie all’impiego associato di acido ialuronico naturale e modificato.
In questa complementarietà di azioni, il ruolo primario e fondamentale per la “cura della ruga” viene svolto dall’acido ialuronico naturale che garantisce, oltre all’efficacia e alla naturalezza del risultato, un alto profilo di safety per il paziente e per il medico.

IBSA propone:
una linea antiaging completa
e di grande efficacia grazie a protocolli combinati e personalizzati che consentono di associare il trattamento domiciliare, con la preparazione in crema e con le perle, alla terapia medica intradermica, prolungandone ed esaltandone i risultati. La linea è a base di acido ialuronico naturale associato a elementi dermonutritivi.

La linea filler a base di acido ialuronico altamente purificato è studiata per offrire un effetto lifting naturale, per risultati estetici armonici ed equilibrati.

I TRATTAMENTI DELLA LINEA ANTIAGING

Dispositivi medici intradermici in fiala siringa pre – riempita per trattamenti di bioristrutturazione cutanea costituito da una soluzione fisiologica tamponata di acido ialuronico, ottenuto per via fermentativa.

VISCODERM® CREAM

Una crema per il trattamento domiciliare. Unisce all’acido ialuronico principi attivi dall’azione antiossidante, protettiva e idratante, particolarmente indicata dopo trattamenti dermoestetici.

VISCODERM® PEARLS

È un integratore alimentare a base di acido ialuronico e altri principi nutritivi utili a riequilibrare le proprietà funzionali del derma, a ripristinare la tonicità, l’elasticità e l’idratazione della pelle.

LA LINEA FILLER
Dispositivi medici intradermici
in fiala siringa pre-riempita, a base di acido ialuronico altamente purificato è studiata per offrire un effetto lifting naturale, per risultati estetici armonici ed equilibrati.

L’Acido Ialuronico in Ortopedia, Reumatologia e Medicina dello Sport

LE ARTICOLAZIONI E IL MOVIMENTO OSSEO

Le articolazioni sono complesse strutture anatomiche che si compongono di diversi elementi: nascono dall’incontro di due o più capi (ovvero estremità) ossei, ricoperti da uno strato di cartilagine che favorisce lo scorrimento di uno sull’altro, impedendo che essi si consumino. L’articolazione è ricoperta da una capsula fibrosa che, assieme ai legamenti, ha la funzione di conferire stabilità e di rinforzarla; a ciò partecipano anche i tendini (la parte finale del muscolo che si innesta nell’osso), che permettono i movimenti di flessione, estensione, e roteazione. Infine, all’interno dell’articolazione sono presenti menischi o dischi che fungono da ammortizzatori.

Lo scopo principale delle articolazioni è, quindi, favorire il movimento osseo: per questo sono soggette a notevoli stress meccanici che possono compromettere la loro funzionalità. Questo non accade solo a chi pratica sport: ogni giorno le articolazioni vengono sollecitate e ciò, con l’avanzare dell’età, provoca il loro consumo e di conseguenza problemi di movimento.

LE PATOLOGIE OSTEO-ARTICOLARI

Le patologie che possono colpire le articolazioni sono molto numerose. Fra le più diffuse va ricordata sicuramente l’osteoartrite (meglio conosciuta come artrosi) che in Italia rappresenta da sola il 72.6% delle malattie reumatiche.

L’artrosi è una patologia che provoca la degenerazione della cartilagine delle articolazioni, causando un forte dolore (che peggiora dopo lo sforzo fisico), gonfiore alle articolazioni, difficoltà nella circolazione sanguigna e rigidità. E’ una malattia progressiva che peggiora con il tempo, colpisce soprattutto le articolazioni più sollecitate come dita, ginocchia e piedi; si manifesta soprattutto durante la mezza età ed è più comune nelle donne.

IL RUOLO DELL’ACIDO IALURONICO NELLA FUNZIONALITA’ ARTICOLARE

L’articolazione è normalmente protetta dall’usura e dal logorio grazie alla presenza del liquido sinoviale (fluido limpido, poco filante e viscoso, composto essenzialmente da acqua, glicoproteine, ioni ed acido ialuronico), che riempie la cavità articolare e che funge da vero e proprio “lubrificante”,

In particolare, è proprio l’acido ialuronico a conferire al liquido sinoviale le precipue caratteristiche di resistenza, elasticità ed assorbimento degli shock meccanici dovuti al movimento.

Tuttavia, in presenza di artrosi e di altre patologie osteoarticolari il liquido sinoviale perde le sue caratteristiche fisico-chimiche, in quanto vi è una riduzione della sintesi di acido ialuronico dai sinoviociti e la produzione di una forma di acido ialuronico che non è in grado di garantire la perfetta funzionalità dell’articolazione.

Di conseguenza, l’omeostasi dell’articolazione deve essere ripristinata attraverso l’apporto esogeno di acido ialuronico (“viscosupplementazione”).
L’utilizzo di acido ialuronico intra-articolare è riconosciuto anche dalle piu’ importanti società scientifiche internazionali, quali:

  • –  European League Against Rheumatism (EULAR)
  • –  OsteoArthritis Research Society International (OARSI)
    E’ interessante inoltre sottolineare come l’azione dell’acido ialuronico a livello dell’articolazione sembri andare oltre un puro effetto lubrificante/meccanico, per innescare una serie di effetti biologici (es. stimolazione dei processi riparativi; diminuzione del processo infiammatorio) che possono essere riassunti con il termine “viscoinduzione”.

 UN PO’DI STORIA DELL’ACIDO IALURONICO:

Dalla scoperta di Karl Meyer alle moderne biotecnologie

La storia dell’acido ialuronico inizia nel 1934, quando il biochimico Karl Meyer e il suo assistente John W. Palmer ne isolano per la prima volta la molecola nell’umor vitreo bovino nei laboratori della Columbia University. I due ricercatori battezzano la sostanza Hyaluronic Acid, da Hyalos, che in greco antico significa vitreo, e da Uronic Acid, Acido Uronico, una delle frazioni saccaridiche che compongono l’acido ialuronico.

Tuttavia l’era moderna dell’acido ialuronico si apre solo quando, molto tempo dopo, se ne scopre la presenza, oltre che nell’umor vitreo, nei diversi tessuti connettivi e nel derma e viene identificato il suo ruolo fondamentale nell’idratazione cutanea e nel metabolismo cellulare. I primi impieghi sull’uomo avvengono negli anni ’80. Speciali gel viscosi a base di acido ialuronico vengono iniettati durante alcuni interventi di chirurgia oftalmica. In seguito la sostanza si rivela efficace per i problemi articolari e poi in dermoestetica.

Inizialmente la molecola veniva estratta con procedimenti molto complessi da tessuti animali come le creste di gallo. Oggi la biotecnologia permette di ottenere acido ialuronico per via fermentativa da colture batteriche.

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L’articolo è scritto dalla giornalista G. Seregni, iscritta all’ORDINE dei Giornalisti e all’associazione di categoria UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici); inoltre, l’autrice, ha presentato una tesi presso L’università Statale di Milano sul tema “Alimentazione dello sportivo”, la tesi era firmata dall’allora rettore prof. Rodolfo Margaria.

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