È il 1934 quando il biochimico Karl Meyer e il suo assistente John W. Palmer, nei laboratori della Columbia University di New York, isolano l’acido ialuronico per la prima volta all’interno dei bulbi oculari bovini. Negli anni 60 alcuni scienziati lo rintracciano nel corpo umano. «Si tratta di un polisaccaride (glicosaminoglicano) formato da due zuccheri semplici, glucosamina e acido glicuronico». Giovanni Abatangelo è già professore ordinario di citologia molecolare all’Università di Padova. È presente naturalmente

  • nel derma della pelle
  • nella cartilagine
  • nei tendini
  • nell’umor vitreo dell’occhio
  • nelle pareti dell’aorta
  • nel cordone ombelicale
  • contribuisce a idratare e rafforzare il tessuto connettivo. In sostanza, la molecola si comporta come una spugna, capace di assorbire grandi quantità di acqua (elevata idrofilia): un grammo ne trattiene ben tre litri.

Il calo fisiologico dell’acido ialuronico

La sua produzione da parte del nostro organismo è destinata a calare con l’età. Per rendersi conto degli effetti pratici di questa diminuzione basta confrontare la mano di un bambino di pochi mesi con quella di un anziano. La prima ha un aspetto «pieno», bombato, la seconda appare secca e poco elastica.

Diversi pesi molecolari

L’acido ialuronico, pur conservando la stessa struttura di base in tutte le specie (dai batteri agli esseri umani), presenta delle variazioni solo per il peso molecolare. «La differenza sta nella lunghezza variabile della catena, ovvero nel diverso peso molecolare, che può essere alto o basso. Un esempio di peso molecolare elevatissimo è quello dell’acido ialuronico presente nel cordone ombelicale. In questo tessuto c’è bisogno di trattenere molta acqua per conferire notevole turgore e impedire ripiegamenti o “strozzamenti”. Al contrario, per stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi) sono necessari acidi ialuronici a basso peso molecolare. In questo caso non c’è bisogno di attività strutturali ma di attività di stimolo sulle cellule».

Oggi l’acido ialuronico si ottiene in laboratorio

In passato l’acido ialuronico veniva estratto con tecniche assai complesse da alcuni tessuti animali, come le creste di gallo o il cordone ombelicale dei bovini. Oggi, grazie alle biotecnologie, è possibile ottenerlo in laboratorio, tramite processi di fermentazione, a partire da colture batteriche (Streptococcus equi, Streptococcus zooepidemicus, Bacillus subtilis….). In alcuni casi, l’acido ialuronico può anche essere combinato con sostanze di tipo chimico, che lo rendono più resistente alla degradazione e lo fanno quindi durare più a lungo (acido cross-linkato o reticolato).

Riduce i dolori dell’artrosi 

In caso di artrosi, si possono fare infiltrazioni intrarticolari di acido ialuronico possibilmente a lunga durata (viscosupplementazione). Si tratta di una terapia non invasiva che

  • lenisce il dolore
  • migliora la funzionalità articolare
  • rallenta la degenerazione cartilaginea, rendendo più semplici i movimenti quotidiani, come alzarsi da una sedia, camminare, infilarsi un calzino
  • ritarda la necessità di impiantare una protesi. Recenti studi pubblicati sulla prestigiosa rivista Plos One hanno dimostrato che l’acido ialuronico interagisce con gli stessi recettori presenti sulle fibre nervose sensitive sui quali si legano gli oppioidi, determinando un blocco della via del dolore.

L’acido ialuronico allevia i fastidi delle afte

Afte, stomatiti, piccole lesioni della bocca, dovute ad esempio al contatto con le «macchinette» o con le protesi fisse e mobili, possono essere davvero fastidiose. Non ci sono farmaci che le guariscono. Ad alleviare il disturbo può contribuire l’acido ialuronico, che ha funzione protettiva e di riparazione dei tessuti. In questi casi, si usa sotto forma di collutorio, gel o spray seguendo le indicazioni nella confezione.

Rigenera la pelle ustionata

L’acido ialuronico può essere un valido aiuto anche nel caso di problemi più seri che colpiscono la pelle, come le ustioni. Per le sue capacità cicatrizzanti e di ricostruzione dei tessuti, può essere, infatti, utilizzato su ustioni di secondo grado (quelle che coinvolgono lo strato superficiale della pelle, l’epidermide, e quello intermedio, il derma) e di terzo (che coinvolgono tutti gli strati della pelle, quindi epidermide, derma e strato profondo, ovvero il tessuto che riveste e protegge i muscoli). Un ambito molto attraente della ricerca è quello dell’ingegneria dei tessuti, cioè la possibilità di ricostruire in laboratorio tessuti trapiantabili nell’uomo. Un ruolo importante è svolto da alcuni biomateriali che si ottengono dall’acido ialuronico.

L’acido ialuronico spegne i bruciori della cistite

Problemi di cistite ricorrente? Anche in questo caso l’acido ialuronico può tornare utile, come spiega Monica Sommariva, urologa all’Azienda ospedaliera di Legnano. «Nel caso di cistiti croniche o recidivanti si verifica un’alterazione delle cellule che rivestono internamente la vescica (epitelio di transizione o urotelio) e che costituiscono una vera e propria barriera protettiva nei confronti dei batteri. In presenza di tale danneggiamento, questi ultimi aderiscono alla parete, scatenando un’infiammazione. L’acido ialuronico è in grado di ripristinare la funzione dell’epitelio, contribuendo a ridurre lo stato infiammatorio, le recidive e i sintomi, come dolore, bruciore, necessità di urinare di frequente». Due le modalità di somministrazione: per via endovescicale, da solo o in combinazione con un’altra molecola chiamata condroitinsolfato, attraverso un catetere; per bocca, sotto forma di capsule.

Contrasta la secchezza vaginale

Grazie alla sua fortissima capacità di idratazione, che mantiene il turgore dei tessuti e favorisce il rinnovamento delle cellule, la molecola è utile anche per contrastare la secchezza vaginale tipica della menopausa, tenendo alla larga alcuni tipici disturbi femminili, quali prurito, bruciore, dolore durante i rapporti sessuali. Si usa sotto forma di gel, creme o ovuli.

Ringiovanisce la pelle

Con le microiniezioni a base di acido ialuronico è possibile reidratare la pelle in profondità dando al volto un aspetto più fresco e vitale, riempire le rughe, ad esempio le nasogeniene (i solchi che scendono dai lati del naso), creare volume a livello degli zigomi, della linea mandibolare o del mento. L’effetto, a seconda della zona e del tipo di pelle, dura circa sei-otto mesi, trascorsi i quali è possibile ripetere il trattamento. L’ultima novità, presentata sul Journal of Drugs in Dermatology, sono i gel a base di acido ialuronico stabilizzato di origine non animale, in grado di ringiovanire la pelle, anche quella più segnata, inducendo un processo di ripristino della matrice dermica. I risultati, visibili già dalla prima seduta, sono progressivi e durano fino a un anno. Il trattamento, che consiste in alcune iniezioni nel derma medio o profondo, prevede due-tre sedute a distanza di circa un mese l’una dall’altra, con una seduta di mantenimento in media ogni 6-12 mesi.

L’acido ialuronico è un rimedio per l’occhio secco

L’acido ialuronico costituisce il maggiore componente dell’umor vitreo (sostanza gelatinosa, trasparente, posta tra il cristallino e la retina) e dell’umor acqueo (liquido salino tra la cornea e il cristallino). Molto utile nel trattamento dell’occhio secco, un’alterazione dell’equilibrio che regola la secrezione e la distribuzione del film lacrimale. In questo caso, si usa di giorno sotto forma di collirio (lacrime artificiali), all’interno del quale ci possono essere anche altre sostanze dai nomi difficili, come carbossimetilcellulosa e idrossipropilmetilcellulosa, e di sera sotto forma di gel che, essendo più denso, rimane a contatto più a lungo con la superficie dell’occhio (cornea), idratandola per un periodo più prolungato.

Ripara il timpano perforato

Un’altra applicazione della molecola è la chirurgia dell’orecchio, per riparare i timpani perforati (timpanoplastica) che fanno fatica a rimarginarsi da soli. Uno studio pubblicato qualche anno fa sulla rivista Otorinolaringologia e condotto dai ricercatori dell’ospedale Maggiore di Milano su 40 pazienti con lacerazioni timpaniche causate da traumi (come, ad esempio, uso scorretto dei bastoncini per la pulizia, tuffi, schiaffi) o da otiti croniche aveva dimostrato che il materiale era in grado di ripristinare la membrana nell’80% dei casi, consentendo di ottenere un recupero completo dell’udito.

L’acido ialuronico fluidifica il muco nasale

Benefici dell’acido ialuronico anche per chi soffre di naso chiuso e croste nelle narici che causano difficoltà respiratorie e riduzione dell’olfatto, un disturbo che gli esperti chiamano rinite secca. «La mucosa nasale di norma produce 300 millilitri di muco al giorno, una sostanza viscosa che consente di “imprigionare” batteri, virus, pollini introdotti nelle cavità nasali attraverso l’inspirazione. Se, per vari motivi, quest’ultimo si secca, oltre a “tappare” il naso, non riesce più a svolgere la sua funzione di filtro, mettendo a rischio le vie respiratorie», spiega Matteo Gelardi, responsabile del centro di rinologia del Policlinico di Bari.

Aiuta a idratare la zona

Per prevenire il problema o ridurre i sintomi, soprattutto in chi è predisposto (come le donne in gravidanza o in menopausa, a causa dei cambiamenti ormonali a cui vanno incontro) i lavaggi nasali con soluzione fisiologica possono aiutare, ma spesso non sono sufficienti. In tal caso si può adoperare l’acido ialuronico che, trattenendo l’acqua, è l’ideale per mantenere la corretta idratazione delle cavità nasali e fluidificare le secrezioni. In particolare, una ricerca pubblicata su International Journal of Immunopathology and Pharmacology e realizzata dagli studiosi della clinica di otorinolaringoiatria dell’Università dell’Insubria di Varese ha dimostrato che oltre il 55% dei pazienti alla fine del trattamento non era più affetto da rinite. Il prodotto è disponibile in spray, pomata, gel nasali e in fiale da nebulizzare con appositi apparecchi.

L’acido ialuronico schiarisce la voce

Sempre in ambito otorinolaringoiatrico, va considerata la voce, molto usata soprattutto in alcuni mestieri, come cantanti e insegnanti. «La scarsa idratazione è nemica delle corde vocali, che così si devono sforzare di più», avverte Gelardi. «Per mantenerle umettate, qualora il classico bicchiere di acqua non fosse sufficiente, si può usare l’acido ialuronico, sotto forma di spray o di aerosol».

Non si usa più per le protesi al seno

L’Agenzia per la sicurezza dei prodotti sanitari d’Oltralpe (Afssaps) lo ha infatti vietato nella sola indicazione di «aumento mammario per fini estetici». Anche in Italia la tecnica ha preso piede velocemente perché non richiede operazioni, anestesia e convalescenza. Basta distendersi sul lettino e farsi iniettare una certa quantità di ialuronico.

Le iniezioni vanno ripetute però ogni 12-18 mesi e non sono a basso costo. Possono approfittarne donne che si accontentano di una mastoplastica moderata (non oltre una misura) e che possiedono un seno piccolo. Perché allora vietarne l’uso in Francia?

«I motivi del divieto sono essenzialmente due», spiega Pierfrancesco Cirillo, membro della società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica (Sicpre). «Innanzitutto non sono esclusi rischi di infiammazione in un organo così delicato. Inoltre il pericolo è che frantumandosi, l’acido ialuronico possa dar luogo a formazioni di noduli. A quel punto il radiologo potrebbe avere difficoltà ad individuare la presenza di una patologia benigna, ad esempio una cisti, o precancerosa e questo determinerebbe il ritardo di una terapia».

La sostanza potrà essere invece adoperata come filler, per riempire e correggere le rughe del viso legate all’invecchiamento. Milioni di donne hanno sperimentato su se stesse con successo l’acido ialuronico per ringiovanire il proprio aspetto ed evitare di ricorrere al lifting.

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