L’acido ialuronico è un polisaccaride a catena lineare, carico negativamente, composto da ripetizioni di acido D-glucuronico ed N-acetil-D-glucosammina in cui si alternano legami β-1, 3 e β-1, 4 glicosidici.

L’acido ialuronico è ampiamente diffuso in natura: esso è stato identificato in diversi tessuti molli (liquido sinoviale, pelle, cordone ombelicale, cresta di gallo, umor vitreo dell’occhio) e in cellule procariotiche dove crea una capsula mucoide che circonda la cellula (O’Regan et al., 1994). Nei vertebrati, l’acido ialuronico ha un’ampia varietà di funzioni: nella pelle garantisce l’idratazione del tessuto (Bettelheim e Popdimirova, 1992); nella cartilagine l’HA si lega a proteoglicani per regolare il contenuto di acqua e ioni, per stabilizzare le proprietà fisiche (viscoelastiche) del tessuto e le interazioni cellula-substrato (Heinegard e Sommarin, 1987; Poole, 1986).

Le proprietà viscoelastiche dell’HA, unite alla completa assenza di tossicità o immunogenicità, ne hanno determinato un largo impiego nell’industria farmaceutica, come principio attivo in chirurgia oftalmica, prevenzione di adesione dopo chirurgia addominale, nel trattamento delle ustioni, nella cura di ferite, come scaffold per la rigenerazione tissutale, nel trattamento di osteoartriti (Almond, 2007; Axe e Shields, 2005; Kogan et al., 2007).

Recentemente l’acido ialuronico è stato utilizzato come componente di farmaci, impianti e rivestimenti data la sua capacità di modificare il comportamento cellulare (Liao, 2005); esso è risultato essere efficace nelle tecniche di viscosupplementazione delle articolazioni (Seikagaku, Giappone 1987). Inoltre è utilizzato per facilitare l’assorbimento di farmaci a livello delle mucose oltre che per aumentarne la biodisponibilità: gli antinfiammatori steroidei e non steroidei, per esempio, mostrano un notevole miglioramento del profilo farmacocinetico se somministrati in combinazione con l’HA (Prestwich e Vercruysse, 1998). Inoltre, nel campo della medicina riproduttiva, l’acido ialuronico incrementa la ritenzione della mobilità degli spermatozoi criopreservati e poi scongelati al momento dell’inseminazione artificiale o della fecondazione in vitro; ciò risulta utile anche per la selezione dei gameti vitali (Prestwich e Vercruysse, 1998).

In molte di queste applicazioni le prestazioni del prodotto dipendono dal peso molecolare del biopolimero per cui la massa molecolare diventa un parametro fondamentale da considerare  nella sua produzione per la “qualità” del prodotto: durante il processo produttivo, la distribuzione dei pesi molecolari, in particolare il peso medio e la polidispersità (intesa come rapporto tra la media ponderata e la media numerica dei pesi molecolari) devono essere attentamente controllati (Camenisch e McDonald, 2000).

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